Percorsi di autonomia e progettazione

PALESTRA DI VITA E DI AUTONOMIA (2015-2016)

IMG_2255Cosa succede quando un intero quartiere di una città si trasforma in un luogo “ponte” dove le persone con disabilità possono sperimentare le regole del vivere sociale? La risposta è: l’inclusione sociale, in tutte le sue sfumature, può prendere forma e diventare realtà.

La città è Reggio Emilia, il quartiere è la Rosta Nuova. La sperimentazione, fortemente voluta dalla Fondazione durante e dopo di noi, si chiama “Palestra di vita e di autonomia”.

Perché è verso l’autonomia che la Fondazione, in collaborazione con il Comune, l’Asp OSEA e l’Azienda USL di Reggio Emilia, vuole guidare le 20 persone con disabilità che prenderanno parte al progetto.

Potenziare l’autonomia e le abilità relazionali, lavorative e domestiche sarà possibile grazie al coinvolgimento diretto della famiglia, dei servizi del territorio e delle reti formali e informali con cui le persone con disabilità si relazionano quotidianamente nel quartiere e non solo.

Ma in cosa consiste “Palestra di vita e di autonomia”?

Dopo una prima fase di conoscenza e progettazione individualizzata – condotta da un’équipe multidisciplinare composta da personale sociosanitario, dai familiari e da altre figure significative nel progetto di vita – finalizzata ad ascoltare esperienze, impressioni, disponibilità e desideri di ciascun partecipante, viene formulato un piano di interventi dove tutti gli attori saranno coinvolti in un cammino comune verso l’autonomia.

Venti persone con disabilità, selezionate dall’Unità di Valutazione Handicap dell’Ausl, saranno suddivise in piccoli gruppi omogenei per obiettivi e formati da massimo 4/5 componenti: ciascun gruppo, una volta a settimana, potrà sperimentare la permanenza, anche notturna, di qualche giorno al di fuori dell’ambiente domestico convivendo in un appartamento messo a disposizione da Asp OSEA in via Martiri di Belfiore, appositamente predisposto e allestito per le esigenze delle persone che lo abiteranno.

Grazie a un team di animatori – che sarà presente durante tutto il processo formativo di accompagnamento – e alla collaborazione del personale dei supermercati, dei negozi, della biblioteca e di tutti i luoghi di aggregazione del quartiere che decideranno di aderire al progetto, i componenti di ciascun gruppo potranno essere coinvolti appieno in “prove generali di vita” e svolgere tutte quelle attività quotidiane utili a potenziare la loro autonomia.

Il team degli operatori avrà anche il compito di monitorare la sperimentazione in ogni fase e, nel caso in cui fosse necessario, rimettere a punto il progetto in base alle esigenze che man mano potranno emergere. Una sperimentazione ambiziosa che, oltre a permettere alle persone con disabilità di costruire un proprio progetto di vita autonomo al di fuori del contesto familiare, vuole misurare la capacità dell’intera comunità di prendersi in carico i soggetti più deboli.

Un progetto innovativo che vuole portare un importante cambio di paradigma: superare il concetto di assistenza per arrivare ad un’educazione all’autonomia. Una vera e propria palestra di vita che alleni i servizi, i familiari e tutti gli enti pubblici e privati del territorio per raggiungere la piena inclusione mettendo a punto prassi e metodologie di lavoro condivise.

Se vuoi saperne di più sul progetto…

Presentazione del progetto (clicca qui per scaricare il file .ppt)
Pagina del progetto sul sito del Comune di Reggio Emilia (clicca qui)
Consulta la rassegna stampa (clicca qui)
Guarda la sezione video (clicca qui)

Un’intervista ad Annalisa Rabitti, Massimo Giaroli e Brunetto Cartinazzi


PROGETTO “CRESCO”

La proposta progettuale è destinata a giovani adulti tra i 20 e i 40 anni affetti da disabilità medio-lieve. Giovani che desiderano sperimentarsi fuori da casa, con il consenso della famiglia, attraverso la sollecitazione di azioni quotidiane mirate allo sviluppo dell’autonomia e allo scopo di limitare la dipendenza da altri.

Si prevede il coinvolgimento di un piccolo gruppo di 4 ragazzi. La sperimentazione è prevista in un appartamento localizzato vicino alle residenze dei 4 ragazzi individuati, le spese di gestione dovranno essere condivise dai coinquilini.

L’appartamento potrebbe essere donato da un partner o della FDDN, in modo da far ruotare più gruppi all’interno dello stesso.

L’individuazione del gruppo dovrà essere valutato da una commissione che preveda alcuni fondamentali criteri di affinità, necessari alla buona riuscita del progetto stesso e alcuni criteri di base, ad esempio: motivazione a uscire di casa, età avanzata dei genitori, necessità di instaurare una rete amicale per prevenire l’isolamento

La frequenza inizialmente potrà essere di due giorni infrasettimanali, solo nella fascia diurna dalle 12 alle 21, con lo scopo di sperimentarsi in alcune autonomie:

– di relazione come saper ascoltare, saper scegliere e condividere con il gruppo..
– domestiche come apparecchiare, cucinare, lavare i piatti, pulire casa..
– di mobilità e conoscenza del territorio come muoversi con i mezzi pubblici, a piedi, uscire per la spesa, per attività ricreative (biblioteca, passeggiata, parco, palestra..)

Successivamente, quando i ragazzi saranno pronti si prevede un pernottamento, dalle 20 alle 8,per iniziare a sperimentare anche altre autonomie.

Si prevede la presenza diurna di un operatore per 7 ore: dalle 12 alle 21 e per il pernottamento un operatore a 12 ore, tutta la notte dalle 20 alle 8

L’obiettivo prevalente è quello di imparare a conoscersi, per diventare adulti:
– quali sono le autonomie già in essere? quali quelle potenziali?
– quali sono i bisogni e gli obiettivi individuali che ogni ragazzo vorrebbe raggiungere?

Lo scopo è di aiutarli a tracciare un percorso di crescita per migliorare la qualità della loro vita. La presenza del coordinatore del progetto è fondamentale per accompagnare famiglie e ragazzi in questo percorso di cambiamento e crescita. Inoltre serve a delineare i progetti individualizzati e al coordinamento degli operatori.


PROGETTO “CASA”

La proposta progettuale è destinata a giovani adulti tra i 20 e i 40 anni affetti da disabilità medio – lieve. Giovani che hanno già avuto esperienze di autonomia e che hanno maturato volontariamente, con il consenso della famiglia, la necessità di sviluppare un percorso di vita indipendente finalizzato all’autonomia personale.

Per poter sviluppare percorsi di crescita il più possibile individualizzati, il progetto “Casa” prevede il coinvolgimento di un piccolo gruppo di 4/5 ragazzi. La coabitazione è prevista in un appartamento di proprietà di uno dei ragazzi interessati al progetto, le spese di gestione dovranno essere condivise dai coinquilini e gli aspetti legali dovranno essere curati con la consulenza di un legale.

L’individuazione del gruppo che abiterà l’appartamento dovrà essere valutato da una commissione che preveda alcuni fondamentali criteri di affinità, necessari alla buona riuscita del progetto stesso e alcune caratteristiche di base come: saper provvedere alla propria igiene personale, all’ auto somministrazione di una eventuale terapia, volontà di uscire di casa ed essere indipendente, lavorare con borsa lavoro o tirocinio…

La frequenza inizialmente potrà essere di tre giorni infrasettimanali solo nella fascia diurna dalle 12 alle 21, con lo scopo di consolidare alcune autonomie:
– di relazione come saper ascoltare, saper scegliere e condividere con il gruppo..
– domestiche come apparecchiare, cucinare, lavare i piatti, pulire casa..
– di mobilità e conoscenza del territorio come muoversi con i mezzi pubblici, a piedi, uscire per la spesa, per attività ricreative (biblioteca, passeggiata, parco, palestra..)

Successivamente quando i ragazzi saranno pronti si prevede un pernottamento e poi due pernottamenti, dalle 20 alle 8, per iniziare a sperimentare anche altre autonomie come: puntare la sveglia, alzarsi per preparare la colazione, lavarsi, vestirsi, recarsi a lavoro..

Si prevede la presenza diurna di un operatore per 4 ore: dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 20. Per il pernottamento un operatore a 12 ore inizialmente tutta la notte dalle 20 alle 8, per poi scalare a 4 ore dalle 20 alle 22 e dalle 6 alle 8, sempre tenendo conto delle autonomie e dei bisogni del gruppo appartamento.

Con due operatori si dovrebbe riuscire a garantire la massima copertura, considerando che il “terzo operatore” si potrebbe individuare come una figura jolly-volontaria per la fascia notturna dalle 23 alle 6, quando i ragazzi dormono.

L’obiettivo del progetto “Casa” è dare a questi ragazzi la reale possibilità di vivere con un gruppo di amici e di sperimentarsi al di fuori della famiglia con le loro abilità, con lo scopo di evitare un futuro di istituzionalizzazione, in centri residenziali.
Per fare questo è necessaria la sostenibilità nel tempo, non solo economica, delicati sono gli equilibri e le relazioni tra le persone che parteciperanno. Bisognerà curare gli aspetti relazionali tra i ragazzi, tra le famiglie coinvolte, coordinare gli operatori, sarà necessario costruire un’alleanza terapeutica con il contributo di un consulente che dovrà dedicare uno spazio di incontro privilegiato, per condividere e supportare questo percorso di crescita, che prevede la necessità di accettare e saper elaborare un distacco e anche il saper accogliere un cambiamento forte all’interno di ogni attore.
Si prevedono, inoltre, almeno 4 ore settimanali la presenza del consulente per equipe e supervisione al progetto. 


GUIDA AL CIELO STELLATO DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’

Nel quadro del rapporto con Reggio Città senza Barriere la Fondazione partecipa tramite l’avv. Cecilia Barilli a questo gruppo di lavoro dove al momento si sta lavorando per realizzare due percorsi progettuali

1) razionalizzare la normativa sulla disabilità in maniera semplice per favorire il reperimento delle informazioni tramite un portale compilato con la collaborazione di tutti i componenti il gruppo di lavoro: in questo ambito la Fondazione ha collaborato realizzando una guida alle “spese sanitarie ed alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità”

2) fare da pionieri per realizzare un registro dei progetti di vita personalizzati con le caratteristiche indicate nel decreto attuativo della legge 112/2016 – per garantire la qualità della vita delle persone con disabilità dopo la scomparsa dei familiari.
Il 23 ottobre 2017 è stata approvata in consiglio comunale la mozione sull’istituzione del registro dei progetti di vita per le persone fragili: clicca qui per scaricare la mozione oppure clicca qui per leggere la news.

Al gruppo di lavoro coordinato da Giovanni Catellani, Letizia Davoli, Michele Delrio partecipano, tra gli altri, il comune di Reggio Emilia, Reggio Emilia città senza Barriere, FCR, Reggio Children Foundation, Fand regionale, CRIBA, Hospice Madonna dell’Uliveto, DarVoce, L’Ovile, On. Vanna Iori, Ottavia Soncini vice presidente della Regione Emilia-Romagna.


CASA DELLA CORTE A CAVOLA DI TOANO (2017)

Si tratta di un piccolo appartamento senza barriere architettoniche in cui alcuni ragazzi hanno cominciato a sperimentarsi in momenti della vita quotidiana. Dalla programmazione del pranzo alla spesa sino alla preparazione delle pietanze e al riordino degli ambienti.

Una sperimentazione ambiziosa che, oltre a permettere alle persone con disabilità di costruire gradatamente un proprio progetto di vita autonomo al di fuori del contesto familiare, vuole misurare la capacità dell’intera comunità di prendersi in carico i soggetti più deboli. Un progetto innovativo che vuole portare un importante cambio di paradigma: superare il concetto di assistenza per arrivare ad un’educazione all’autonomia. Una vera e propria palestra di vita che alleni i servizi, i familiari e tutti gli enti pubblici e privati del territorio per raggiungere la piena inclusione mettendo a punto prassi e metodologie di lavoro condivise.